Mali Verticale

31-01-2009
viaggio esplorativo nella regione dell\'Hombori Tondo

Recarsi in Mali ad arrampicare può sembrare un’idea un po’stravagante per l’alpinista medio e una destinazione anomala per una spedizione agguerrita: per le temperature comunque calde dei mesi più freschi, che obbligano a rifuggire il sole come vampiri, per la logistica non proprio agevole e… per tutta un’altra serie
di verità inconfutabili,che però non tengono conto di un’alta pressione stabile che rimanda a inizio estate qualsiasi perturbazione, di un potenziale per l’arrampicata impressionante per qualità e quantità, oltre all’esperienza“extra-alpinistica” che un viaggio in questa fetta di mondo comporta.
Lo spunto ci è arrivato da Piero Ravà, patron dell’agenzia Spazi d’avventura, che già nel 1976, agli albori della sua attività di Guida sahariana, aveva visitato questa zona ancora inesplorata. Non deve essere stato facile per lui, arrampicatore per vocazione e con alle spalle un’attività alpinistica di punta, lasciarsi alle spalle queste guglie senza poterle salire; evidentemente però una vita spesa tra i deserti d’Africa non è riuscita a estinguere la passione per l’esplorazione verticale, nè la voglia di tornare da quelle parti…
Attorno a quest’idea si è cosi cristallizzato il nostro gruppo, improvvisato eppur rivelatosi ben affiatato.

“Le hanno definite Dolomiti del Mali, questi torrioni di arenaria rossa bruciata dal sole, ed in effetti hanno un che di familiare nella loro prepotente verticalità.
Piantate qui, nel Sahel, in questa terra che prelude al deserto, somigliano a dei totem: pietre votive a testimonianza di un tempo più generoso, quando forse anche qui scorreva l’acqua e prosperava la vita.
Queste montagne antiche sembrano sospese fuori dal tempo, austere come chi ha osservato il mondo sbriciolarsi attorno a sé, e l’orizzonte livellarsi fino ad appiattire; senza scomporsi, rimanendo ben salde sul proprio piedistallo.

Noi ci siamo dedicati all’esplorazione generale dei principali massicci, approfittandone per ripetere qualche itinerario “classico” qua e là: senza mire estreme, ma con la giusta dose di spirito d’avventura.
D’altronde salire queste pareti può esser visto come un pretesto, come spesso lo è l’arrampicata… un pretesto per emozionarsi di fronte a sfondi grandiosi, tanto semplici e sconfinati da sembrare dipinti, per respirare l’aria secca e calda di una terra dove tutto è sparpagliato per necessità: le acacie come gli uomini.
Ed è un pretesto anche per riflettere sul contrasto dei nostri occhi di alpinisti ammaliati da linee mai salite, con gli occhi delle genti tenaci di qui, prigioniere di una vastità che non lascia scampo, che guardano al mondo in maniera certo più essenziale e disincantata.”


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Elio Gemmi su B.M.W., al Suri Tondo
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Sulla cima del Kaga Tondo
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Cerimonia Nuziale
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La Mano di Fatima
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Il fiume Niger nei pressi di Gao
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